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Big Town Station - Capitolo 1 (cz vostri)
Bene, signori, parliamo di Big Town Station, sì, proprio quelle lì, le Grandi Stazioni Metropolitane, le radio locali delle grandi città dedicate alla grande città, il nuovo fenomeno che sta interessando l’etere delle più importanti metropoli italiane, progetti editoriali imponenti in grado di sfidare i big della radiofonia nazionale.
Ora, con questo post esamineremo la prima delle condizioni che bisogna rispettare per dare vita alla radio della grande città dimostrando, appunto, la totale mancanza, almeno a Milano – ma l’analisi è ‘traslabile’ in altre grandi città italiane - di un reale progetto di BTS : LA FREQUENZA
Per le BTS si deve considerare, prima di tutto, la possibilità di trasmettere su una buona frequenza. E quando scrivo ‘ buona frequenza ’ intendo ‘frequenza della madonna’, capace di raggiungere una qualsiasi radiolina a pile sul territorio provinciale. Sì gente, provinciale, cioè dalla cima della statua di qualcuno che trionfa a cavallo ricoperto di caccume vario di piccione (perchè al centro di ogni Big Town c’è almeno una statua con qualcuno che trionfa a cavallo ricoperto di caccume vario di piccione) fino al confine estremo di Sgardurate sul Tuirlio (perchè ogni Big Town è separata dalle città adiacenti da almeno un paese che si chiama Sgardurate, disteso lungo i fianchi del fiume Tuirlio).
Ora, la geografia è bastarda, quindi coperture così ampie non si trovano facilmente: considerando il capoluogo lombardo, possiamo ritenere idonei i 104.5 di RIN che, ironia della sorte, sono una ‘piccola semiregionale’, e poi? Tutta la wattaggine di Via San Galdino, nota come Via San Wattino? Mah, non arrivano a raggiungere Sgardurate sul Tuirlio, quindi ciccia. Quel qualcosa che trasmette dalla famosa ‘area dei grattacieli’ in zona Centrale? Niente, anche in questo caso vale la legge di Sgardurate sul Tuirlio, senza considerare che molti segnali sono in grado di coprire giusto il territorio comunale. Il resto è insignificante, roba che si sente in zona Garibaldi ma sfarfalla a Porta Genova, arriva a Rho ma non si capta in Piazzale Lotto, ecc ...
Tralasciamo le questioni tecniche legate a certi misteriosi effetti dovuti a fenomeni di propagazione dei segnali, se non riesco ad ascoltare ‘Radio Quanto è Bella
Ah, dimenticavo, il regolamento condominiale parla di ‘una frequenza’, non valgono le sovrapposizioni di pezze e toppe sul territorio. Sulla city dobbiamo trasmettere con un solo impianto, e che caspita.
Dopo un così rigido, lo ammetto, attacco al sistema ("brrr, questo Morris quando ci si mette fa paura, siamo tutti un brivido") ricordiamo che le 'candidate BTS' padane sono, al momento, le seguenti:
105 Classics sui 98.700 (anche se, ahi ahi ...*)
Restano fuori:
Radio Lombardia, Radio Popolare, Circuito Marconi (dedicano molti spazi a Milano ma il loro segnale è pluriregionale, non vale)
La morale è che, per ora, dobbiamo accontentarci di frequenze da Little Big Town Station, senza spacciarle, quindi, come 'frequenza spettacolare', una pratica che lasciamo a certi venditori del settore.
"Ehi, amicu, vieni, senti qui bèla frequensa su Milano, così ti sentunu ovunque! Costa pocu, se tu compra ti regalo anche CD di Nada originali"
Nel prossimo capitolo parleremo di obiettivi. Vi voglio tutti presenti e belli carichi. * 105 Classics trasmette anche a Torino e Genova, se vogliamo essere veramente pignoli ...
Mio fratello fa scuola L'espressione richard towers, lanciata dal Morris molto tempo fa (secoli, direi), fa scuola. E che scuola. E anche se pink mountain in questi giorni di primavera è uno spettacolo, confesso che un po' di nostalgia mi viene.
Come Amélie. L'acquisto di Radio Italia Network da parte del Corriere della Sera, avvenuto ormai anni fa, prima o poi doveva finire con il partorire collaborazioni come questa: voci della radio che scrivono sul giornale e penne del giornale impegnate al microfono. Al preannunciato prestito di Beppe Severgnini a RIN [passato anche da Radio24 per un breve periodo in cui sperai (non me ne voglia Maria Giovanna Maglie arrivata in seguito) che diventasse conduttore de "L'utopista"] fa da apripista la collaborazione di Càmila con le pagine milanesi del giornale. "Il mondo di Càmila" contiene perle di letteratura come: "C'è luttazzi all'alcatraz e io non sono riuscita a organizzarmi in tempo: anche questa volta me lo sono perso... uffa! Come al solito esco dagli studi verso le nove: che sorpresa, c’è ancora luce. Forse è la volta buona per tirare fuori le infradito e le canottiere, è arrivata la primavera!" scritte così, con Luttazzi e Alcatraz in minuscolo, che sarà pure il linguaggio di "noi gggiovani" ma indica un discreto analfabetismo; pazienza, in fondo sono i contenuti ciò che conta. Continuo? Ecco: "Probabilmente si tratta soltanto di aspettare ancora qualche anno, e poi finalmente impareremo ad accettare il diverso, o meglio, quello che ci sembra diverso: è così bello lasciarsi contaminare da altre culture! Anzi, al prossimo semaforo parcheggio e mi mangio un bel kebab, mi è venuta una fame... " con tutto questo spreco di puntini, di minuscole, di pagine di diario da lucchettare e secretare. Tommaso Labranca è arrivato a proporre una petizione sottoscrivibile on-line: " "Pretendo che venga fatta cessare da subito la rubrica di Camila Raznovich in quanto deleteria per l'immagine della città di Milano. Richiedo inoltre che per il complesso della sua attività televisiva e "giornalistica" la Raznovich sia processata per crimini contro l'umanità". Malvezzo su QP scrive: "La rubrica di Càmila sul Corsera edizione milanese è uno schiaffo (alla miseria, alla illustre storia del quotidiano, alla capitale lombarda, ai blogger più talentuosi, ai giornalisti più disoccupati…scegliete voi)". Forse l'immediatezza del linguaggio ostinatamente richiesta dalla radio non si adatta a perfezione alle pagine di un giornale, e viceversa, chi fa una cosa convinto di poter fare facilmente anche l'altra sbaglia, sono mondi simili solo in apparenza, prossimi per convenzione ma profondamente diversi. Però un correttore di bozze si potrebbe assoldarlo anche per le opere di una mini-VIP, o semmai obbligarla a scrivere senza disabilitare il correttore automatico di Word.
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